"La libertad es el derecho que tiene todo hombre a ser honrado, y a pensar y a hablar sin hipocresía" José Marti, político liberal, pensador, periodista, filósofo y poeta cubano.

LA LINGUA ITALIANA NEL MONDO

Antonio Mancino (*)

Nel corso del XX secolo il Regno d’Italia acquista alcune colonie; il colonialismo italiano ebbe inizio già nel 1882 con il possedimento di Assab in Eritrea.

La maggior parte delle colonie italiane si trovavano in Africa: erano l’Eritrea, la

Somalia italiana, l’Etiopia, la Libia. Venne fatta un’incursione nel Sudan. Con la Seconda Guerra Mondiale tutte le colonie furono perse e solamente la Somalia italiana rimase sotto amministrazione fiduciaria italiana fino al 1960. Nonostante ora l’Italia non detenga colonie, nei territori che da essa furono occupati è rimasto un forte influsso della lingua italiana. I più anziani, figli dei colonizzati, ricordano ancora la lingua italiana che i loro genitori appresero dai colonizzatori.

L’Eritrea, fu la prima delle colonie italiane in Africa. Per migliaia di anni è stata crocevia di antiche rotte commerciali provenienti da Asia, Arabia e Africa e residenza di vari gruppi etnici dai diversi stili di vita, religioni e tradizioni. In questo Stato oggi si riconoscono nove distinti gruppi etnici; una conseguenza di ciò è la multiformità linguistica. Anche se si parlano numerose lingue, le lingue ufficiali dello Stato sono l’italiano e il tigrino. La presenza della lingua italiana è talmente forte che nella capitale Asmara sono presenti diverse scuole italiane.

La Somalia italiana era un distretto territoriale che ora non esiste più dal punto di vista politico e amministrativo. Essa si affacciava sul Corno d’Africa, divenne prima protettorato e poi colonia italiana nel 1889 e smise di esserlo nel 1036 quando venne assimilata all’Africa Orientale italiana. All’interno della Somalia italiana non solo si parlava, per ovvi motivi, la lingua italiana come lingua ufficiale, ma venne anche utilizzata la lira italiana come monete. L'Italiano fu lingua ufficiale fino al 1963, oggi élingua amministrativa e commerciale, como lo dice la costituzione federale somala nel articolo 7.

L’Etiopia venne colonizzata nel 1936 e probabilmente è, tra le ex colonie, quella in cui si sente maggiormente l’influsso della lingua italiana. Gli Italo-etiopici sotto l'occupazione britannica durante la seconda guerra mondiale dovettero subire molte vessazioni, specialmente da parte degli Etiopi.

In Etiopia, nonostante gli italiani siano rimasti solo cinque anni, sono numerose le parole italiane rimaste nella lingua parlata anche oggi dagli etiopi, ad esempio, alcune parole etiopi che non avranno certamente bisogno di essere tradotte in lingua italiana per essere comprese dai lettori: “gettone”, “bigli” (di vetro), “borsa”, “macchina”, “carburatore”.

La Libia, dove attualmente la lingua ufficiale è l’Arabo, ma essa fu colonia italiana dal 1911 fino al Trattato di Pace firmato nel 1947 dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

In Libia sono tuttora presenti diversi residenti italo-libici che parlano l'italiano, conoscono l'arabo come seconda lingua e sono cattolici italo-libici, questi ultimi sono equiparati perfettamente nella società libica, la maggior parte di loro sono bilingui e parlano bene l'arabo seppure alternano con parole italiane.

Il Sudan non fu colonia italiana, ma nel 1894 gli italiani, guidati dal generale Oreste Baratieri, fecero un'incursione oltre il confine con il Sudan. Attualmente in Sudan è presente l’ambasciata italiana e vengono trasmessi canali TV in lingua italiana.

No si deve dimenticare che l'italiano é la quarta lingua studiata nel mondo, dopo inglese, spagnolo e cinese, non riuscendo a spiegarsene il perché, ma la risposta e facile, se può spiegare questo strano fenomeno. Prima di tutto, si dimentica che l’italiano è la lingua franca di uno dei principali soggetti geopolitici mondiali: la Chiesa Cattolica. La lingua ufficiale della Chiesa, come si sa, è il latino, ma quella in uso fra i prelati (e spesso anche i semplici preti) di nazioni diverse è soprattutto l’Italiano che è parlato correntemente in Vaticano e usata prevalentemente dal Papa, vescovo di Roma, anche se non si tratta più di un italiano da quasi quaranta anni. Anche in ordini religiosi con i salesiani o i gesuiti, la lingua corrente è l’italiano.


L'italiano è lingua ufficiale in Italia, San Marino, Città del Vaticano, Svizzera (nei cantoni Ticino e Griggione), Slovenia (a livello regionale, nei comuni di PiranoCapodistria, Ancarano e Isola d'Istria), Croazia (a livello regionale in Istria), Unione Europea, nell'Ordine di Malta e come lingua amministrativa, turistica e/o insegnata obbligatoriamente nelle scuole in Albania (lingua straniera conosciuta dal 73% della popolazione e dal 2002 insegnata nelle scuole come prima lingua straniera obbligatoria, Brasile (ufficiale a livello regionale ed etnico a Santa Teresa e Vila Velha, e come tale insegnato obbligatoriamente nelle scuole. Nel Rio Grande do Sul è riconosciuto come lingua ufficiale regionale, e a São Paulo è diffuso non ufficialmente), Eritrea (lingua ufficiale de facto, amministrativa e commerciale, per ragioni storiche, al pari dell'inglese, dopo arabo e tigrino), Malta (lingua ufficiale fino al 1934; acquisita come lingua straniera, soprattutto per il commercio e il turismo, dall'84% della popolazione, e insegnata come prima o seconda lingua straniera obbligatoria in tutte le scuole) e Somalia (lingua ufficiale amministrativa e commerciale)

Poi c’è da considerare che l’Italia è uno dei paesi che ha avuto una cospicua emigrazione nell’ultimo secolo: circa 40 milioni di persone sparse soprattutto in Argentina, Usa, Canada, Australia, Germania, Francia e Belgio e non pochi figli e nipoti si mantengono l'italiano come seconda lingua.

L’importanza dell’Italiano sul piano culturale, e anche la letteratura italiana è sicuramente una delle primissime a livello mondiale che fa della lingua del Dante una lingua Interessante per la gente.

(*) Antonio Mancino (Proffessore di lingua italiana)
30 ottobre 2016 ©

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